Ho cambiato casa!

Credo che la cosa peggiore che possa accadere a chi scrive, scatta, a chi fa un lavoro “artistico” o ha un hobby creativo,  sia iniziare a farlo per gli altri, smettere di farlo per se stessi.

Ho bisogno di buttar giù queste righe perché si sta chiudendo un’epoca, perché chiudere gli scatoli per il trasloco – non il primo, ma sicuramente l’ultimo come “famiglia” – è anche decidere quali ricordi portare a casa nuova e quali lasciar andare. Quella che sto per lasciare è l’ultima casa in cui siamo stati una famiglia felice, l’ultima in cui i miei genitori hanno vissuto insieme, l’ultima in cui abbiamo organizzato le cene a sei, quando pensavamo di essere già grandi ma eravamo ancora bambine, con gli scatoli della pizza che a stento entravano sul tavolo ma io lo sapevo che così felice non lo sarei stata più.

Non è il primo trasloco che faccio, sono nata in una casetta mansardata tutta bianca e molto luminosa, con un grande terrazzo perfetto per le feste che organizzavano i miei, i cui racconti mi hanno sempre fatto brillare gli occhi, mi parlavano di serate d’estate con gli amici, con i servizi di piatti belli, con dei menù da andar fuori di testa, con il tailleur di lino turchese e le camicie rosa e mi si è fissata in mente una foto dei miei che ridevano con gli occhi. L’idea di un’epoca in cui tutto era facile e bello e felice ed io ad ascoltare questi racconti per rubare ogni dettaglio e ricostruirlo nella mia mente, come se l’avessi vissuta anche io. Altri due ricordi di questa casa: la crema pasticciera che Maria, la mia baby sitter, mi preparava per merenda e i primissimi pomeriggi a collegare i cavi del computer al telefono per giocare con mia sorella sul sito delle Barbie.

Finite le elementari, il trasloco, che non riesco a ricordare, forse ero troppo piccola. Nella seconda casa, la prima in città, ci ho passato medie e liceo: me la invidiavano tutti perché abitavo ad un passo dalla scuola. Le mattonelle della cucina erano decorate con dei girasoli, la mia stanza era gigantesca e alle pareti avevo incollato una striscia di quadratini colorati, dietro la porta i poster di Twilight, Jessie McCartney e High School Musical. È stata la casa che ha visto entrare nella nostra vita Trilli ed io che avevo il terrore mi mordesse i piedi, quindi pranzavo sempre con le gambe incrociate. È stata la casa in cui io e Giò ci siamo conosciuti, quella in cui ho appeso il suo primo regalo di San Valentino, un quadro con la foto di un nostro bacio stampata su tela, una delle cose più brutte che abbia mai visto, ma mi dispiaceva non appenderlo lo stesso (è durato un paio di mesi). Ricordo i pranzi insieme a Marta, prima delle ripetizioni di greco del venerdì. Ricordo la sorpresa dei miei 18 anni, con tutti gli amici nascosti dietro al divano verde di camera mia.

La sorpresa dei 18 anni in camera mia

Finito il liceo, il trasloco, che ricordo bene come un passaggio di grande confusione: l’ansia di cominciare l’università, gli amici che iniziavano ad allontanarsi, l’idea di abituarsi a nuovi spazi e sentirli come propri, la scelta di dipingere le pareti gialle e rosse “perché sono colori allegri, così sembrerà che ci sarà sempre il sole”. Piccola Marti, che ingenua inesperta arredatrice di interni. E siamo arrivati a noi, alla casa che sto per lasciare dopo sette anni, la casa che mi ha visto entrare come una ragazzina spaesata ed insicura, da cui esco come donna consapevole e sicura. Qui i ricordi si affollerebbero a frotte tra i momenti più felici della mia vita, le soddisfazioni più grandi, il futuro che si inizia a delineare, le persone che diventano porti sicuri e le amicizie che diventano quasi patti di sangue, e i momenti peggiori che abbia mai vissuto, ma che non voglio ricordare ora.

Casa nuova è molto bella, mi piace tanto, ci andiamo a vivere io e mamma, costruiremo nuovi ricordi, niente sarà più come prima, è una cosa bella? È una cosa brutta? È una cosa.

Voglio concludere con un augurio: mi auguro che gli amici che ospiterò per i pranzi di inaugurazione non porteranno piante, ma dolci.

Il gazebo di glicine sotto il quale ho scritto questo articolo oggi

 

Add your comment